lunedì 25 settembre 2023

TINA MODOTTI : L’OPERA PALAZZO ROVERELLA ROVIGO DAL 22 /09/ 23 AL 28/01/ 24

 

TINA  MODOTTI :   L’OPERA

PALAZZO ROVERELLA  ROVIGO   DAL 22 /09/ 23  AL 28/01/ 24


immagine di Tina Modotti

E’ stata inaugurata la mostra intitolata ”L’opera” curata dal dott. R. Costantini dedicata a Tina Modotti, fotografa  friulana  emigrata in America. Tina Modotti un’icona dell’arte fotografica, lei stessa soggetto di scatti fotografici, di ritratti della sua personalità, identità di artista, di cittadina del mondo attenta alla realtà politica e sociale in cui vive e si muove, pronta all’impegno politico senza riserve in anni, dal venti ai primi quaranta del secolo scorso, in cui una posizione ideologica non passava inosservata ed apriva a conseguenze senza ritorno, senza ripensamenti. La fotografia  per Tina diventa una testimonianza del suo pensiero, delle sue esperienze estetiche e personali. Il ritratto poetico di Rafael Alberti in un testo del 1973 intitolato Presenza di Tina Modotti  delinea la figura intellettuale, morale di Tina, esalta il suo impegno politico, il suo coraggio, elementi che scaturiscono dai lavori fotografici, dalla ricerca di comunicare un contenuto oltre l’immagine impressa sulla lastra. Il laboratorio di idee per lei è stato il Messico, non quello delle cartoline ricordo, souvenir, ma della gente comune che lavora, soffre, subisce soprusi e non può ribellarsi. Tina Modotti ha espresso il suo tempo, la sua vita e la storia anche più anonima. La rassegna è aperta al pubblico dal 22/09/23 al 28/01/24 presso Palazzo Roverella Rovigo. Emanuela Prudenziato

American Beauty, Da Robert Capa a Banksy. Centro Culturale Altinate. San Gaetano Padova Dal 13 settembre 2023 al 21 gennaio 2024

American Beauty, Da Robert Capa a Banksy.

Centro Culturale Altinate. San Gaetano Padova

Dal 13 settembre 2023 al 21 gennaio 2024


American Beauty, a Padova, al Centro Culturale Altinate, San Gaetano, dal 13 settembre al 21 gennaio p.v., fa vedere una selezione di 130 opere che raccontano luci e ombre degli Stati Uniti d’America nell’ultimo secolo. Mostra organizzata da ArtiKa, Comune di Padova e Kr8te; la curatela è di un giovane acuto, preciso e competente: Daniel Buso. Nell’introduzione alla mostra è stato esaustivo, come le quattro “divise” mostrate, l’intervento di Laurent Elie Badessi, artista fotografo che ha centrato, con la foto icona della rassegna, l’idea globale dell’esteriorità degli States. È la fotografia che introduce il visitatore alla decodifica delle ambiguità dell’universo americano. American beauty appunto, il meraviglioso ibrido di rosa che dopo l’esplosione quasi effimera della fioritura esibisce nel contempo l’odore pungente della marcescenza del gambo. L’edonismo estetico, di memoria reganiana, e la ricaduta nella società indottrinata tra l’esportazione della democrazia attraverso le guerre permanenti e le disuguaglianze sociali ancora da livellare. Un empireo dei ben 120 fotografi, artisti, documentaristi, reporter che danno lo sviluppo cronologico della società americana. La sale aprono con il bianco e nero, con maestri assoluti: Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Diane Arbus ed Elliott Erwitt, a seguire le stampe a colore di Steve McCurry, Vanessa Beecroft e Annie Leibovitz. Un percorso mirato con i maestri della Pop Art: James Rosenquist, Robert Indiana e Andy Warhol; quest’ultimo pose nel 1987 il dilemma: Moonwalk: E se abbiamo camminato sulla luna già alla fine degli anni Sessanta, in piena guerra fredda, con le risorse tecnologiche e informatiche del tempo, ora dovremmo andarci in ciclomotore e godere viaggi di nozze “fuori porta” sulla pallida Selene. Sezioni assai significative per frazionare la rassegna sotto vari temi; non poteva mancare l’arte della strada, con l’immediatezza del messaggio. Ecco allora la street-art di Keith Haring, di Brainwash, Obey e Banksy. Entra in scena l’America di Margaret Bourke-White: Una fabbrica di lavoranti, confezionatrici della bandiera; un tiraggio economico mai negativo vista la necessità di celebrare, di emulare, di seppellire. Una bandiera per e sulla quale giurare; Jake Delano e Dorothea Lange, rispettivamente ritraggono il magico momento: la bimbetta imbarazzata con in mano il simbolico simulacro e il giuramento di fedeltà alla bandiera dei bimbetti di San Francisco; neri, bianchi, gialli, pellirossa, disabili nel 1942 indistintamente a sposare la causa, magari nella ricaduta sociale mamma america dimenticava i figli minori, colorati, svantaggiati come il ragazzo “patriottico” di Diane Arbus. Sono le stelle e strisce alla velocità della luce (Rosenquist), oppure quelle che avvolgono il gallone di petroBush secondo la puntuale creatività di Jota Castro. E comunque la bandiera è presente ovunque nella società americana: nel villaggio di Standing Rock, alle spalle della famiglia Navajo, nel Made in China, negli scioperi, nelle rivolte di piazza, nelle manifestazioni per la pace o per la guerra; è un coprivolto in American Rage, è la cuccagna per Zhang Huan che s’arrampica lungo l’asta. Nell’American Beauty la bandiera è segno dei diritti per Shirley Chisholm o un legaccio, un sacco in testa per i detenuti di Guantanamo. Per la società americana, che ha guerra in casa (la corsa ad armarsi per affrontare il nemico, il terrorista dietro casa) e fuori per un continuo braccio di ferro con stati di diversa “democrazia” la bandiera è la sicurezza di un’identità non ancora raggiunta; icona del sogno da realizzare attraverso il self made man non sempre egualmente equo per gli americani tutti. Una mostra, fino al 21 gennaio prossimo da non perdere; una rassegna fuori dal consueto indubbio valore delle opere, ma –ciò che più conta- è la scelta e la disposizione delle argomentazioni, tali da offrire un quadro approfondito di un secolo di storia americana. Vincenzo Baratella.


martedì 5 settembre 2023

ITALICO BRASS Il Pittore di Venezia Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti 29.09.23 al 22.12.2023

 ITALICO BRASS

Il Pittore di Venezia

Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti

29.09.23 al 22.12.2023

La prima grande mostra veneziana dedicata a Italico Brass e alla

sua visione della città: l'artista che tra Otto e Novecento apre alla

modernità e alle suggestioni della pittura impressionista, per

raccontare una Venezia inedita, viva, pulsante, popolare.

La riscoperta di un affascinante pittore acclamato in vita e nel

dopoguerra e quasi dimenticato per oltre sessant'anni.

Venezia, Palazzo Loredan-Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti

29 settembre-22 dicembre 2023

Italico Brass

L'eccezionale riscoperta, dopo quasi sessant'anni d’inesplicabile silenzio, di un acclamato protagonista del panorama artistico internazionale nei primi decenni del Novecento e nella fascinosa Venezia del tempo; soprattutto la rivelazione di una pittura in piena sintonia con una società in profondo e talvolta tumultuoso rinnovamento. Italico Brass (Gorizia 1870–Venezia 1943) chiude un'epoca e ne apre un’altra, assolutamente inedita, condividendo gli stimoli e la poetica degli impressionisti e facendo della città lagunare la sua città d'elezione e il soggetto prediletto. Proprio al grande “poema pittorico”che Brass, nel corso degli anni, realizza intorno a Venezia è dedicata la mostra curata da Giandomenico Romanelli e Pascaline Vatin. Promossa dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia e dall’editore Lineadacqua, straordinariamente - dal 29 settembre al 12 dicembre 2023 a Palazzo Loredan in Campo Santo Stefano - un centinaio di opere, di cui molte inedite e finalmente visibili, parte del lascito dell’artista alla famiglia. Un percorso tra brani di una Venezia quasi “minore”, certamente non monumentale, ma mai banale e stereotipata. Una Venezia che Brass coglie tra feste, riti ed eventi; città di popolo, senza distinzioni di classi, fatta di apparizioni della folla e situazioni còlte nell’attimo in cui si formano, sempre en plein air, con l’energia e la vitalità di mille variazioni atmosferiche. Un’emozionante Venezia ancora dei veneziani, tratteggiata con gioia e partecipazione, in un dialogo fatto di luci e colori vibranti che appare unico. Certamente nella maturazione della personalità artistica di Brass – che Elio Zorzi, in occasione della retrospettiva dedicatagli nella Biennale del ’48 (la stessa che vide esposti anche gli Impressionisti e la collezione Guggenheim) definì “un fenomeno particolare, un caso isolato” per                                                            il suo tempo - appaiono fondamentali gli anni della formazione: prima all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera e poi a Parigi, dove il giovane Italico risiedette per circa sette anni frequentando accademie e integrandosi nei circoli variegati del mondo impressionista. È dunque nelle differenti anime dell’Impressionismo - ma anche nelle derivazioni del secondo Impressionismo e dell’immediato Post-impressionismo - che vanno ricercati influssi e riflessioni che matureranno variamente nella sensibilità di Italico il quale, pur non abbandonando completamente certe durezze della pittura austro tedesca e nordica, “manifesta una sua personalissima adesione allo spirito, all’atmosfera e ai principi pittorici condivisi dai grandi protagonisti di quel movimento”. Brass appare dunque sulla scena chioggiotta e veneziana nel 1895, di ritorno da Parigi, e si impone subito come un protagonista. Presente alla Biennale fin dalla sua prima edizione, la sua sarà una partecipazione costante e molto apprezzata, tanto da meritargli quella qualifica di “Pittore di Venezia” che già a Parigi lo aveva contraddistinto. Chioggia e Burano furono le mete delle sue prime incursioni veneziane. Chioggia in quegli anni trasmetteva il fascino della laguna richiamando pittori italiani e stranieri e qui si ritrovava il fior fiore dell’arte veneziana:

Luigi Nono, Ettore Tito e il friulano Umberto Veruda e Pieretto Bianco, Mosè Bianchi, Emilio Gola e Pietro Fragiacomo.  Certo che fin dalla sua prima personale alla Biennale del 1910 – quella che segna l’apertura alle correnti più innovative e fertili dell’arte europea– il successo e l’affermazione del pittore sono definitivi. Ad essa seguiranno mostre collettive e ricche personali in molti paesi, di qua e di là dell’Atlantico, e soprattutto esposizioni nei paesi nordici. È se la vita porterà Brass in giro per il mondo - anche come “reporter” di guerra - Venezia sarà il vero punto di arrivo e il suo irrinunciabile orizzonte. A Venezia egli deciderà di lavorare e vivere nell’abitazione di San Trovaso, con la moglie russa Lina Rebecca Vigdoff, incontrata a Parigi e allora studentessa di medicina. A Venezia, dove frequenterà gli ambienti e le persone che contano – grandi imprenditori, intellettuali, gerarchi e artisti – sarà impegnato in iniziative culturali importanti, inserito nei comitati scientifici di celebri mostre d’arte curate negli anni Trenta dall’amico Nino Barbantini (su Tintoretto, Canal Grande in occasione delle più importanti festività. Sempre a Venezia acquisterà e s’impegnerà nel lungo restauro della diroccata e semi abbandonata Abbazia Vecchia della Misericordia, che diventerà sede del suo atelier e della sua celebre collezione d’arte antica (a lui, che fu anche mercante d’arte, si devono tra l’altro la riscoperta di artisti come Magnasco in collaborazione con Benno Geiger e la valorizzazione di autori come Arcimboldo e Pordenone), oltre che il fascinoso e ascetico luogo d’incontro di artisti, giornalisti, intellettuali e maggiorenti. La città lagunare: luogo di vita dunque e d’ispirazione. Nei suoi dipinti l’artista guarda a Venezia senza precostituite gerarchie: “il caffè Florian a piazza San Marco – scrivono Romanelli e Vatin - ha la stessa dignità delle famiglie popolari e dei loro pique-nique al Lido; la processione a san Trovaso e la partita di calcio a sant’Elena; gli scaricatori di sale alle Zattere e i burattinai a san Barnaba. Evidente è l’interesse per certe aree periferiche della città come nella Venezia del Baron Corvo, gli interramenti delle barene e le aree verdi di una città che cresce e si espande diventano soggetti amati e riproposti. Per non parlare dei gruppi di impira-perle sedute a chiacchierare nel campiello di corte Colonna che destano la medesima attenzione della processione in pompa magna delle autorità ecclesiastiche verso il Redentore. Brass è cronista accurato, divertito e partecipe di ogni aspetto della vita quotidiana [...] è sempre là con i suoi fogli le sue tavolette per appuntare un volto, un gesto una smorfia; oppure confuso tra la folla che assiste alle regate, rileva lo sforzo dei campioni e la dinamicità di uno sport che è solo ed esclusivamente veneziano. Il 'pittore di Venezia' è sempre in servizio”. È questo il motivo per cui la mostra è organizzata su una serie di visioni veneziane che Italico propone, quasi a suggerire, nel percorso espositivo, una sorta di inedito itinerario in città. Tra regate, campielli animati di gente, ponti di barche montati di anno in anno, "campassi erbosi" e calli, con i suoi dipinti Brass ci accompagna - nelle sale dell'esposizone e in catalogo - in una passeggiata sorprendente nella sua Venezia “con l’occhio e il gusto di un uomo d’arte capace di innumerevoli ‘variazioni sul tema’, per una lettura sempre mutevole e inedita grazie al suo magico utilizzo dei colori, della luce, dell’acqua e dei cieli, di cui è scrutatore inesausto e geniale" L’esperienza di visita sarà resa unica anche dal profumo, creato appositamente da The Merchant of Venice, marchio di profumeria artistica di lusso ispirato all’antica arte profumiera di Venezia e partner dell’evento, che per l’occasione ricreerà le atmosfere della città lagunare dei primi decenni del Novecento, tra suggestioni dannunziane e orientaliste. Allo stesso modo le celebri lampade in seta ideate dal contemporaneo della Venezia di inizio secolo, richiameranno in mostra gli ambienti dell'atelier di Brass e il gusto del tempo, grazie alla collaborazione con la ditta Fortuny, che perpetua oggi le creazioni di Mariano e della moglie Henriette. Main sponsor dell’esposizione è invece un'altra importante realtà veneziana: Majer, punto di riferimento per chi vive a Venezia con dieci punti vendita in diversi luoghi strategici della città, di cui due ristoranti. La produzione di pane e pasticceria è artigianale; il caffè è torrefatto e confezionato ogni giorno. Sostengono l’evento anche Generali Italia, la cantina Biondelli Franciacorta e Siretessile. (comunicato stampa).


venerdì 18 agosto 2023

Biennale Arte 2024 Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere a cura di Adriano Pedrosa Venezia (Arsenale e Giardini) 20 aprile – 24 novembre 2024


Biennale Arte 2024

Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere

a cura di Adriano Pedrosa

Venezia (Arsenale e Giardini) 20 aprile – 24 novembre 2024

da sinistra:  Roberto Cicutto e Adriano Pedrosa

Il 22 Giugno u.s. il Presidente della Biennale di Venezia, Roberto Cicutto, comunica il nome del Curatore della 60^ Esposizione Internazionale d’Arte: Adriano Pedrosa. Nell’incontro stampa entrambi annunciano il titolo e il tema della Biennale Arte 2024, che si svolgerà dal 20 aprile al 24 novembre 2024 ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. La 60^ Esposizione Internazionale d’Arte si intitolerà Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere. Il titolo è tratto da una serie di lavori realizzati a partire dal 2004 dal collettivo Claire Fontaine, nato a Parigi e con sede a Palermo. Le opere consistono in sculture al neon di vari colori che riportano in diverse lingue le parole “Stranieri Ovunque”. L’espressione è stata a sua volta presa dal nome di un omonimo collettivo torinese che nei primi anni Duemila combatteva il razzismo e la xenofobia in Italia. Adriano Pedrosa illustra così la sua scelta: «Il contesto in cui si colloca l’opera è un mondo pieno di crisi multiformi che riguardano il movimento e l’esistenza delle persone all’interno di Paesi, nazioni, territori e confini e che riflettono i rischi e le insidie che si celano all’interno della lingua, delle sue possibili traduzioni e della nazionalità, esprimendo differenze e disparità condizionate dall’identità, dalla cittadinanza, dalla razza, dal genere, dalla sessualità, dalla libertà e dalla ricchezza. In questo panorama, l’espressione Stranieri Ovunque ha (almeno) un duplice significato. Innanzitutto vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri: sono/siamo dappertutto. In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri.». Aggiunge durante l’intervento: «In occasione della Biennale Arte 2024 si parlerà di artisti che sono essi stessi stranieri, immigrati, espatriati, diasporici, émigrés, esiliati e rifugiati, in particolare di coloro che si sono spostati tra il Sud e il Nord del mondo.» Un problema sempre aperto come anticipò, trent’anni fa, il giornalista Vittorio Zucconi nella raccolta di 11 racconti ambientati in diversi stati del mondo dal titolo Stranieri come noi. Adriano Pedrosa, brasiliano, direttore del Museo Arte di San Paolo, con studi in legge, economia e specializzato in arte e semantica, primo curatore proveniente dall’America Latina ha saputo focalizzare: «La figura dello straniero sarà associata a quella dell’estraneo, dello stranger, dell’estranho, dell’étranger, e pertanto la Mostra si svilupperà e si concentrerà sulle opere di ulteriori soggetti connessi: l’artista queer, che si muove all’interno di diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando; l’artista outsider, che si trova ai margini del mondo dell’arte, proprio come l’autodidatta o il cosiddetto artista folk; e l’artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra. La produzione di tali artisti sarà il fulcro della Biennale Arte e costituirà il Nucleo Contemporaneo dell’Esposizione e non solo la Mostra presenterà anche un Nucleo Storico composto da opere del XX secolo provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia e dal mondo arabo. (…) Inoltre, una sezione speciale del Nucleo Storico sarà dedicata alla diaspora degli artisti italiani nel mondo nel corso del XX secolo. A quegli italiani che hanno viaggiato e si sono trasferiti all’estero costruendo le loro vite e carriere professionali in Africa, Asia, America Latina, così come nel resto d’Europa, integrandosi e radicandosi con le culture locali che spesso hanno svolto un ruolo significativo nello sviluppo delle narrazioni del Modernismo al di fuori dell’Italia.» «La stessa Biennale Arte, in quanto evento internazionale con numerose partecipazioni ufficiali da parte di diversi Paesi – conclude Pedrosa - ha sempre rappresentato una piattaforma per mettere in mostra opere di stranieri provenienti da tutto il mondo. Così, la Biennale Arte 2024 sarà una celebrazione dello straniero, del lontano, dell’outsider, del queer e dell’indigeno. Speriamo di accoglierli tutti a Venezia nel 2024.» Una Biennale, quella prossima, molto attenta alle poliedriche questioni della contemporaneità. Adriano Pedrosa, curatore, si è contraddistinto per originalità e innovazione, anticipando temi e linee curatoriali poi seguite da altre mostre in tutto il mondo. Cambiare il punto di vista attraverso cui raccontare l’arte contemporanea è una intuizione, soluzione, di rilevanza notevole, Internazionale, aggiunge Cicutto “qui non si tratta solo di un punto di vista estetico ma anche geografico, come quando al cinema si riprende la stessa scena in controcampo”. “La partecipazione di artiste e artisti sudamericani alla Biennale è sempre stata nutrita. Ma diverso è quando a invitare è un curatore che ha radici nella stessa cultura, ribadisce il Presidente, e ha sviluppato nel corso degli anni uno sguardo globale”. Nell’incontro stampa si anticipa che la 60^ Mostra presenterà opere realizzate nel secolo scorso; oggi esaminate come cardini di riferimento per le nuove generazioni. Nell’insieme saranno scorporabili molti illustri artisti italiani. La 60^ Esposizione Internazionale d’Arte proporrà, come di consueto, le Partecipazioni Nazionali con proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini e all’Arsenale, oltre che nel centro storico di Venezia. Vincenzo Baratella


sabato 22 luglio 2023

 

18° BIENNALE ARCHITETTURA DI VENEZIA

Arsenale dal 20 maggio al 26 novembre 2023. I 64 calendari comunitari del Perù


La partecipazione del Perù alla 18° edizione della Biennale di Architettura di Venezia testimonia l’importanza di una gestione collettiva del territorio dipartimento di San Martino e un’alleanza tra Stato Ministero Educazione, l’ ONG Waman, Wasi e i rappresentanti di diverse comunità indigene per costruire un legame tra comunità, scuola e territorio. L’espressione di tale impegno si concretizza nella realizzazione dei calendari atto di resistenza collettiva nella lotta per i diritti territoriali indigeni e civili, valorizzando tecnologie, pratiche antiche. Un’ affermazione della propria identità attraverso la storia, l’esperienza di diverse popolazioni appartenenti al medesimo territorio. Conoscere la propria storia è importante per comunicare, creare un legame con altre popolazioni. Il cammino attraverso il paese peruviano pone in luce come più popolazioni indigene abbiano in comune lo stesso obiettivo,la medesima cultura ed abbiano la consapevolezza dell’importanza di difenderla con il territorio contro lo sfruttamento indiscriminato per fini economici a breve termine. Vivere nell’ ambiente amazzonico significa lottare per difenderlo e nel contempo affermare il diritto alla vita, all’identità, alla cultura, alla storia delle differenti popolazioni indigene. Emanuela Prudenziato

giovedì 20 luglio 2023

Padiglione della Repubblica Bolivariana del Venezuela per la 18ª mostra internazionale di architettura. Biennale di Venezia 2023.

 

Padiglione della Repubblica Bolivariana del Venezuela per la 18ª mostra internazionale di architettura. Biennale di Venezia 2023.

Giardini dal 20.5.2023 al 26.11.2023


da sinistra:  Arch. Paola Posani, Ing. Jaqueline Faria

Intervista incontro con le due protagoniste della rassegna: ingegner Jaqueline Faria e architetto Paola Posani con padre italiano. Due donne incaricate alla ristrutturazione dell’Università centrale del Venezuela. Il piacere d’interloquire in una breve intervista con due tecnici al femminile che hanno illustrato l’iter di un intervento conservativo, di ampliamento e di rinnovati spazi per le esigenze di nuove destinazioni d’uso. L’Università centrale del Venezuela, UCV, è inserita nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco; per la sua peculiare importanza il Presiedente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Madura Maras, il 2 luglio 2021 ha creato una commissione per il lavoro di restauro dell'UCV che sotto la supervisione dell'ingegner Faria e dell’architetto Posani sono stati attivati cantieri di lavoro in diversi edifici, utilizzando metodologie innovative di esecuzione al fine di tutelare l'ambiente paesaggistico sia la manutenzione delle opere d'arte contenute. L’impresa per la ristrutturazione dell’intero corpus s’è valsa di un team di professionisti, consulenti, ispettori provenienti dai diversi settori sotto la coordinazione delle due figure citate con lo scopo di raggiungere gli obiettivi prefissati. Gli interventi nella città universitaria di Caracas sono stati lunghi, con meticolosa attenzione nel controllare ciò che si è fatto e ciò che è da fare su edifici che nel corso degli anni hanno subito cambio di destinazione d'uso a volte del degrado, nonché un normale decadimento temporale. Un lavoro di recupero, ampliamento e di restauro per riportare la città universitaria allo splendore iniziale dopo il cattivo stato di conservazione. Il padiglione della Biennale mette in luce con disegni, foto, video, quanto è stato attuato e fatto dopo la nomina della commissione presidenziale; la rassegna è anche un suggerimento per concepire l'architettura come sistema di cambiamento: un sistema di migliorie antropoinclusive e la proiezione di sviluppo sociale sostenibile in aree geografiche ostiche. Una mostra questa anche come proposta per la collettività nel rispetto di radici socioculturali e ambientali che nel caso di specie focalizza una città tropicale latino-americana con valori culturali comuni. E’ da ricordare che la città universitaria di Caracas, designato patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 2020, è un capolavoro dell'architetto venezuelano Carlos Raoul Villanueva; un complesso funzionale adattato al paesaggio, al clima, alle esigenze della vivibilità. La città universitaria di Caracas è un complesso di aree verdi, cortili interni, edifici progettati per scopi educativi, ricreativi, sociali; il tutto in funzione del benessere; i punti di forza per la qualità di vita nel Venezuela e nello specifico per Caracas. Negli anni Cinquanta Villanueva ha intuito ed applicato altresì la sintesi delle arti; in effetti ospitò nella UCV 108 opere di maestri nazionali e internazionali: Calder, Vasarely, Léger, Laurens, Arp, Navarro, Narvaez… eccetera, con le finalità di integrare architettura con l’arte pitto-plastica, nonché di fare interagire i due settori con l'ambiente tropicale. Una mostra dunque quella della Repubblica Bolivariana del Venezuela alla biennale di Venezia nel 2023 per esibire una rilettura della funzione dell'architettura in sintonia con lo spirito di Villanueva e come stimolo per la generazione di giovani architetti attenti allo sviluppo sostenibile alla qualità della vita e ai diversi contesti geoantropici: Faria e Posani entusiaste ed esaustive nei loro interventi fattivi sono, nello stesso tempo, portavoce di un superlativo lavoro. Vincenzo Baratella

venerdì 14 luglio 2023

HARARI E ARRIVABENE AI DIAMANTI DI FERRARA dal 16.7.23 al 1.10.23 in Mnemosine

 

da sinistra:  Agostino Arrivabene e Guido Harari

DOPO 25 ANNI PALAZZO DEI DIAMANTI RIAPRE ANCHE D’ESTATE. AL VIA DAL 16 LUGLIO A FERRARA LE MOSTRE DI GUIDO HARARI, IL FOTOGRAFO DELLE STAR DEL ROCK, E DELL’ARTISTA ONIRICO AGOSTINO ARRIVABENE

 

Sabato 15 luglio la presentazione con gli artisti (il fotografo Harari e il pittore Arrivabene). Presente per l’occasione anche la cantante e attrice tedesca Ute Lemper

 

 

Dai volti più iconici del rock catturati dall’obiettivo di Guido Harari alla pittura onirica di Agostino Arrivabene. Dopo 25 anni, gli spazi espositivi di Palazzo dei Diamanti aprono anche d’estate, con due nuove proposte a partire già dal fine settimana.

 

Sabato 15 luglio, alle 12 al piano superiore di Palazzo dei Diamanti, saranno presentate le due nuove esposizioni dal titolo “Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti” e “Agostino Arrivabene. Thesauros”. Organizzate dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara, saranno visitabili al pubblico dal giorno successivo, il 16 luglio, fino al 1° ottobre 2023. Oltre agli artisti, all’inaugurazione interverranno l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli, il sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura e presidente della Fondazione Ferrara Arte Vittorio Sgarbi, il direttore Pietro Di Natale e, per l’occasione, la cantante e attrice tedesca Ute Lemper, la cui personalità magnetica è stata immortalata da Harari in uno dei ritratti presenti in mostra. La presentazione è aperta al pubblico fino ad esaurimento posti (per conferma scrivere a comunicazione.ferrararte@comune.fe.it).

 

Il percorso espositivo di “Incontri” riunisce a Palazzo dei Diamanti oltre 300 fotografie, installazioni e filmati originali, proiezioni e incursioni musicali, dagli esordi di Guido Harari in ambito musicale come fotografo e giornalista, alle numerose copertine di dischi per artisti famosi (tra cui Fabrizio De André, Bob Dylan, Lou Reed e Vasco Rossi), fino ai ritratti, vissuti come racconto intimo degli incontri con le maggiori personalità del suo tempo.

 

In contemporanea alla mostra di Harari, nelle sale dell’ala Tisi viene presentata un’antologica dedicata ad Agostino Arrivabene, che raccoglie quaranta opere, fra dipinti, disegni e sculture, realizzate dall’artista lombardo dal 1985 a oggi. L’autore intende le sue creazioni come doni votivi e la pratica artistica come tensione verso il divino: da qui il titolo Thesauros, nella Grecia antica i piccoli edifici che venivano offerti da città e popoli alle divinità nei santuari.