martedì 27 ottobre 2020

I MACCHIAIOLI. Padova, Palazzo Zabarella : 24 ottobre 2020 - 18 aprile 2021

I MACCHIAIOLI

Capolavori dell’Italia che risorge

24 ottobre 2020 - 18 aprile 2021

Padova, Palazzo Zabarella

 

S. Lega, Gli sposi novelli

 

I Macchiaioli, incarnando lo spirito di un’Italia appena nata, carichi di speranze ed entusiasmo, liberi e spavaldi nella loro pittura di impegno sociale e civile si mettono in Mostra a Palazzo Zabarella proprio in un periodo che rispecchia quello in cui si trovarono a muoversi nell’800, un periodo in cui la forza e la reattività sono salienti e indispensabili per rimettere in moto il motore del nostro Paese.

Originali e rivoluzionari. Proprio ora in un periodo cosi impegnativo si sente il bisogno di ammirare le loro opere così cariche di emozione e di vita, quella vita vera che risiede nell’anima di ognuno di noi. Solo alla fine degli anni settanta si cominciò a definirli idealisti allineati al proprio tempo; quel tempo che li vide impegnati nella rappresentazione di una quotidianità cosi vitale ed importante, nella rappresentazione di valori ed emozioni che legano da sempre l’umanità. Le opere di Giovanni Fattori e Silvestro Lega definiti classici e reazionari insieme, di Telemaco Signorini così intenso e quotidiano, di Giovanni Boldini così fascinoso e ricco di dettagli nell’interpretazione delle figure maschili e femminili, si affiancano a quelle dei meno noti Adriano Cecioni, Odoardo Borrani, Raffaello Sernesi, Vincenzo Cabianca pittori da riscoprire insieme a Palazzo Zabarella, pittori che evocano sensazioni forti, valori profondi che da sempre appartengono all’umanità e che oggi più che mai si fanno sentire dentro tutti noi. Rinaldo Cornielo, scultore di origine veneta trapiantato a Firenze, fu il primo collezionista dallo spirito genuino e interpretativo che li rivalutò sulla scena dell’arte proprio nel periodo in cui l’Italia si era aperta alle novità europee: periodo in cui furono esposte grandi opere di Pissarro e Manet nella mostra internazionale della Società Donatello. I Macchiaioli sperimentarono la pittura all’aria aperta per ottenere una rappresentazione diretta e naturale della realtà, ragionavano “di tocco, di impressione, di valore e di chiaroscuro” (Martelli 1895).

Assidui frequentatori del Caffè Michelangiolo a Firenze, luogo in cui si dilettavano nel racconto di strepitose avventure, spavaldi e pieni di voglia di vivere, le loro pennellate sono luminose e guizzanti: la rappresentazione della realtà contemporanea è forte di chiaroscuri e di macchie dense di luce e colore che vogliono esprimere l’emozione forte che in loro scatenava l’incontro con altri esseri umani o la vista di paesaggi e scene di vita vera che amavano dipingere e analizzare su tela. La violenza dei contrasti cromatici e chiaroscurali è in stretto rapporto con la carica vitale e potente che questi artisti portavano dentro di sé. Le scene di accampamenti e bivacchi, di scaramucce e battaglie (molti di loro avevano preso parte alla guerra come volontari) permise loro di mettere alla prova l’originalità del loro stile nel confronto con la realtà. Signorini, Cabianca e Banti sorretti dal giovanile entusiasmo che li caratterizzava, in vacanza al mare, “si sfogarono a trattare gli effetti di sole, dipingendo delle donne portanti delle brocche di acqua in capo sotto l’ombra di un arco, di tono sul mare, sul davanti del quadro. Sperimentare è la loro parola d’ordine; “Il merciaio di La Spezia o “una mattinata sull’Arno. Renaioli” sono esempi della potenza espressiva di Signorini in grado di declinare la macchia con straordinaria disinvoltura fino ad evocare con sorprendente attinenza il variare dei toni luminosi esaltati dai bianchi delle camicie e dei copricapo, dal colore intenso dell’Arno cui fanno da felice controcanto le nuvole ariose che solcano il cielo di un purissimo azzurro. L’ansia intellettuale del pittore proteso ad indagare sempre nuove realtà scaturisce dalle loro opere e investe chi lo ammira con potenza e forza.

La fatica del lavoro umile, la lirica bellezza dei paesaggi, le scene materne così intense e potenti, il disagio sociale reso con intensità e valore: tutto questo caratterizza i Macchiaioli, veri Eroi della loro epoca che con dignità e caparbietà diventarono veri protagonisti della scena artistica italiana. Il linguaggio macchiaiolo, distesamente articolato e comunicativo, affida alla naturalistica resa dei fenomeni luminosi i valori compositivi ed emozionali del dipinto. Per Signorini l’Arte è espressione della sincerità individuale, eminentemente fondata sullo studio della natura nell’intento di cercare in essa quei momenti che esprimono un carattere e ispirano un sentimento speciale anche a scapito di non essere intesi dal pubblico.(Signorini, lo Zibaldone). I Macchiaioli e i capolavori dell’Italia che risorge saranno in Mostra a Palazzo Zabarella dal 24 ottobre 2020 al 18 aprile 2021: opere senza tempo cariche d’emozione e di vita, dense di sentimento e colore.

Mostra a cura di Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca

Ufficio Stampa Artemide PR Comunicare con stile by Stefania Bertelli

V. Cabianca, Ritorno dai campi

giovedì 9 luglio 2020

I MACCHIAIOLI Capolavori dell’Italia che risorge 24 ottobre 2020 - 18 aprile 2021 Padova, Palazzo Zabarella


PALAZZO ZABARELLA PRESENTA:

I MACCHIAIOLI
Capolavori dell’Italia che risorge
24 ottobre 2020 - 18 aprile 2021
Padova, Palazzo Zabarella


Un mondo immediato quello dei macchiaioli; un mondo la cui essenza racconta dei valori dell’uomo, dell’uomo eroico e instancabile, della sua forza e del suo coraggio, della sua voglia di ripartire giorno dopo giorno a dispetto di qualsiasi difficoltà. Pieno di sogni ed emozioni vitali, forte di un’anima potente e vera che da sempre contrasta la morte, anche l’uomo di oggi è un uomo “macchiaiolo”, che sa cogliere la vita in modo pieno, totale e profondamente eroico. Le pescivendole di Signorini, il merciaio di La Spezia, l’erbaiola di Fattori, le signore al sole di Cabianca, le bambine che fanno le signore di Lega, la gente al mercato di via del Fuoco, le madri raggianti e piene di vita, i bambini colti nel sonno, la donna che legge il giornale: i protagonisti delle splendide opere in esposizione a Palazzo Zabarella dal 24 ottobre al 18 aprile 2021 siamo noi, gli uomini e le donne di oggi, macchiaioli ieri, macchiaioli oggi; instancabili, pieni di emozioni e pulsioni vitali. Cosa significa macchiaiolo? Macchiaiolo è sinonimo di “vita”; quella vita che è la forza stessa dell'amore che pervade ogni cosa e che contrasta la morte, irradiando ovunque la luce dell'Essere. I Macchiaioli già nell’800 seppero vedere oltre, il loro sentire profondo e umano è esaltazione di ogni singolo attimo di vita quotidiana. Anticiparono Monet, van Gogh, Gauguin…nel loro modo di rappresentare ed esaltare la relazione umana in tutto il suo reale valore, in tutto il suo “eroismo”. Luce, sole, nuvole, balconi fioriti, bucato steso ad asciugare, giovani donne che guardano assorte il paesaggio che si disegna fuori dalla finestra: sono immagini di un'Italia datata Ottocento, ancora incompiuta, sotto il profilo socio-politico, ma iconicamente riconoscibile, segno concreto di un'identità precisa e amata.

Sono immagini che, dal fondo del diciannovesimo secolo, ci vengono incontro oggi, a delineare un'Italia profondamente segnata dalla pandemia, stretta nella morsa del Covid 19: oggi come allora abbiamo davanti agli occhi la luce del sole, il bianco delle lenzuola, i balconi fioriti, quello a cui ci siamo aggrappati durante i giorni della quarantena, nel desiderio di sfuggire così alla paura e all'angoscia. L'Italia dei macchiaioli, dunque, si sovrappone a quella del "dopo pandemia", ancora più "affamata" di bellezza, di libertà, di impegno, di luce, di sole. Nel desiderio di ritrovare antiche radici dalle quali poter rifiorire.
Una mostra sui macchiaioli, tanto amati e popolari, ma con molti segreti ancora da svelare, con storie e personalità da far scoprire, appare più che mai consona ad una stagione culturale di "ripartenza" per l'intero nostro Paese. Una rassegna che non si accontenti di essere semplicemente accattivante, capace di catturare un pubblico sempre più vasto, di essere insomma una mostra-evento. Ma il cui intento sia quello di riaprire un capitolo importante della nostra storia artistica - quella macchiaiola appunto - e lo arricchisca servendosi di punti di vista inediti e di una ricerca scientifica rigorosa, attraverso fonti spesso trascurate. Ossia quella rappresentata dalla nutrita schiera di collezionisti e di mecenati, una fitta rete intessuta intorno a maestri noti come Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Giovanni Boldini, Telemaco Signorini, e altri meno noti, ma non meno significativi, come Adriano Cecioni, Odoardo Borrani, Raffaello Sernesi, Vincenzo Cabianca.
Questa mostra ci sarà, è già pronta per essere allestita a Padova, nella prestigiosa sede di Palazzo Zabarella. Si intitola "I MACCHIAIOLI. Capolavori dell’Italia che risorge", aprirà i battenti dal 24 ottobre 2020 e chiuderà il 18 aprile 2021.
Potrà così rivivere, agli occhi dei visitatori, il mondo affascinante e ricco di stimoli, il mondo degli artisti che si muovono tra Firenze, Roma, Milano, Venezia, le spiagge e le colline, le campagne e i borghi, e dei loro amici e sostenitori, lontano dai riconoscimenti della critica ufficiale, grazie alla loro audace rivoluzione visiva. Tutto questo, grazie a una serie di accurate ricerche, condensato appunto nella mostra curata da Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca, con il decisivo contributo in catalogo di Silvio Balloni e Claudia Fulgheri. Verrano presentate dunque opere famose, intensi capolavori, accanto a quadri che offrono sguardi inediti. E soprattutto si potranno finalmente "incontrare" personaggi che hanno affiancato e sostenuto il lavoro dei maestri: colleghi pittori che ne hanno subito intuito la portata innovativa e di sicuro valore artistico, come Cristiano Banti, Michele Gordigiani, Ernesto Bertea. Amici mecenati che spesso li accolsero nelle loro famiglie, come i Cecchini, i Bandini, i Batelli, che tanta parte hanno avuto nella tormentosa vicenda biografica di Signorini. Un posto speciale è quello occupato da Diego Martelli, critico e letterato, che non solo ha sempre attivamente sostenuto i macchiaioli, ma ha preparato per loro, in un certo senso, un luogo d'elezione, un luogo del cuore e di ispirazione: la sua casa a Castiglioncello, aperta sempre per tutti loro, trasformando un borgo per le vacanze borghesi in un simbolo della creatività e libertà di visione. Le sue coste, le sue spiagge, le rocce e le case di pescatori sono diventate familiari, patrimonio collettivo di bellezza e di luce che possiamo tornare a contemplare, dopo il buio di questi mesi.

martedì 7 luglio 2020

Appuntamento al mare, Rassegna allo Studio Arte Mosè

Appuntamento al mare.
Rassegna tematica dal 22 giugno al 14 luglio 2020, allo Studio Arte Mosè
APPUNTAMENTO AL MARE
Curatrice  Emanuela Prudenziato     
STUDIO ARTE MOSE’  Via Fiume, 18 Rovigo
Dal  22 giugno  al 14 luglio 2020   lo Studio Arte Mosè  riapre con “Appuntamento al mare”. Rassegna con una ventina di opere dell’artista Baratella Mosè, di  cui si è ricordato il centenario dalla nascita lo scorso novembre, ha come tema il mare nell’esperienza più comune e oggi riscoperta e particolarmente sentita  da tutti dopo l’esperienza della chiusura totale. L’esposizione  offre disegni, oli, pastelli  che raffigurano  situazioni viste, vissute sulla spiaggia: descrizioni dei comportamenti  individuali ed amicali tipici del luogo di vacanza. Ogni immagine suggerisce una impressione particolare, induce a riflettere  sugli atteggiamenti dell’essere umano quando si trova in un ambiente diverso dal solito, quasi assumesse una personalità nuova per l’occasione. Il mare è il protagonista esterno ed interno della narrazione  di Mosè  nel momento in cui  lo rappresenta in primo piano, enorme e con un volto pallido: una personificazione  che induce ad osservare la realtà con uno sguardo inconsueto, più problematico.
 La mostra, aperta al pubblico, nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì dalle 16.30 alle 19.30, sarà visitabile  previo appuntamento in ottemperanza alle vigenti disposizioni governative.

studioartemose@live.it      Sotto due opere di Mosè Bartatella, rispettivamente degli anni Settanta e Ottanta

Mosè Baratella, Sottomarina di Chioggia, olio
Mosè Baratella, Immenso, olio

giovedì 27 febbraio 2020

Verismo maremmano nell'opera incisa di Giovanni Fattori

Verismo maremmano nell'opera incisa di Giovanni Fattori
Rovigo, Studio Arte Mosè
Dal 22 febbraio al 12 marzo 2020

Bovi al carro, incisione.

Casa bianca, olio su tavola, collezione privata
Fattori nasce e si identifica in prima istanza come pittore in continua tensione, ricerca della tecnica mai fine a se stessa; infatti dipingeva ciò che aveva osservato dal vivo e le sue opere daranno spunto all’esperienza incisoria come approfondimento della conoscenza del reale nella sua struttura spazio-temporale. Giovanni Malesci, suo allievo, è colui che opera per promuovere le incisioni di Fattori. La prima è ispirata dal dipinto “Carica di Cavalleria” del 1883 lavoro voluto dalla Società per le Belle Arti di Firenze. Nel 1884 viene realizzata una tiratura di venti litografie da parte della Cromo-Lito-Pistoiese. Quattro anni dopo nel 1888 nella Prima Esposizione di Belle Arti di Bologna ventuno fogli furono acquistati per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e altri sei fogli dal Ministero della Pubblica Istruzione. Fra le ventuno incisioni comperate a Bologna vi era “Bovi al carro” (Maremma), opera inviata in Francia all’insaputa del Maestro, dove ottiene la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi. In seguito Fattori diviene membro della Commissione artistica della calcografia di Roma fino al 1905. La sua produzione incisoria non è sistematica e non sono mai state realizzate serie numerate. Per quanto concerne la firma, questa è apposta sulla lastra o talvolta a matita o ad inchiostro sul foglio. Fattori avvicinatosi all’incisione in età matura, 55-60 anni, utilizza un piccolo torchio per verificare la validità e il risultato del proprio lavoro. Agli inizi degli anni 1880 vengono eseguite tirature più regolari su incarico dell’autore stesso che nell’ultimo decennio, ormai celebre, affida la produzione a tipografie professionali. Dopo la morte di Fattori, Giovanni Malesci, terminata la mostra con venticinque acqueforti presso la Galleria Excelsior di Parigi, stampa 164 lastre (166 fogli perché due lastre sono incise su entrambi i lati) nel 1925, centenario della nascita del Maestro. 164 lastre meglio conservate vengono scelte fra le 178 ritrovate nello studio di Fattori. Si realizzarono due tirature da 50 esemplari presso l’editore Benaglia di Firenze e successivamente le matrici furono donate al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. Nel 1958 con il permesso di Malesci una nuova tiratura in 10 cartelle delle 164 lastre ad opera della Calcografia Nazionale di Roma per i 50 anni dalla morte di Fattori e anche di 10 lastre inedite, escluse nel 1925 perché ritenute troppo rovinate Da queste 10 matrici altra tiratura nel 1970 in 30 cartelle numerate ad opera dell’editore Vallerini di Pisa sotto il controllo della vedova Malesci, Anna Allegranza Malesci. Poi le 10  lastre furono consegnate al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi a Firenze anch’esse con il divieto di ristampa come le precedenti.  Di Fattori ci sono 174 lastre conosciute (14 in rame e 160  in zinco) per un totale di 176 incisioni (due doppie) e 8 incisioni (lastre perdute) forse stampate dallo stesso Maestro. Fattori per incidere adoperava l’ago da materassaio o il punteruolo, strumenti artigianali vicini al mondo da lui rappresentato. Le opere grafiche sono in sintonia con il pensiero verista di Fattori intento a cogliere, come nella pittura, la realtà della sua Toscana, nella fattispecie la Maremma con butteri, contadine, stradine di campagna, buoi, cavalli, soldati nell’aspetto più vero, con la fatica, il lavoro, la stanchezza. Sono icone di un realtà colta nell’autenticità in cui si accomunano gli esseri umani e gli animali in fotogrammi “leggibili” grazie alle incisioni che sono il risultato di  un insieme  di tratti intricati, che visti da vicino danno l’idea di un groviglio, qualcosa di inestricabile, difficile atto a sottolineare l’aspetto dell’esistenza umana comune con le sue contraddizioni. Lo Studio Arte Mosè espone sedici incisioni per una straordinaria rassegna unica nel suo genere per Rovigo. All’interno dell’esposizione è presente “Bovi al carro” e l’olio su tavola “casa bianca in Maremma”. ©Emanuela Prudenziato
L'ora di ricreazione

ULISSE. L'arte e il mito in Mnemosine


ULISSE. L'arte e il mito


Ritratto di Omero, tipo "ellenistico cieco"
Forlì, Musei San Domenico


Dal 15  febbraio al 21 giugno 2020
Dott.ssa Daniela Vullo, una curatrice.
Un viaggio nell'arte che ripercorre, attraverso i secoli, le vicende del più antico e moderno personaggio della letteratura occidentale: l'uomo dal "multiforme ingegno", Ulisse. All'eroe omerico è dedicata la grande mostra "ULISSE. L'arte e il mito" ospitata presso i Musei San Domenico di Forlì, dal 15 febbraio al 21 giugno 2020, a cura della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, di Gianfranco Brunelli, direttore dei progetti espositivi e del Comitato Scientifico presieduto dal professor Antonio Paolucci. Il tema indagato è quello di Ulisse e del suo mito che, da oltre tremila anni, domina la cultura dell'area mediterranea. Basti pensare a Dante nel XXVI" dell'Inferno, a Stanley Kubrick di 2001 -Odissea nello spazio, al capitano Acab di Moby Dick, alla città degli Immortali di Borges, a Tasso della Gerusalemme liberata o all’ Ulisse di Joyce. Le sale del Museo di San Domenico ospitano 250 opere tra le più significative, dall'antico al Novecento, suddivise in 16 sezioni, in un percorso che comprende pittura, scultura, miniature, mosaici, ceramiche, arazzi e opere grafiche e che si snoda attraverso i più grandi nomi di ogni epoca. A partire dall'Ulisse di Sperlonga, opera in marmo risalente al I sec d.C., immagine simbolo della grande mostra, a\\’ Afrodite Callipige dell'antichità, si possono ammirare il Concilio degli dei di Rubens, la Penelope del Beccafumi, la Circe invidiosa di Waterhouse in arrivo dall'Australia, fino a Le muse inquietanti di De Chirico, airi/tóse di Arturo Martini e al cavallo statuario di Mimmo Paladino. A segnare Vincipit del percorso artistico e museale della mostra è un ritrovamento eccezionale: la nave greca arcaica di Gela, tra le più antiche del mondo, che per la prima volta dopo il suo rinvenimento nei fondali marini di Gela. E’possibile osservare da vicino l'ossatura portante dell'imbarcazione, databile tra il VI e il V secolo a.C., rinvenuta nel 1988 nel mare di Contrada Bulala, al largo di Gela, a cinque metri di profondità. Le parti recuperate raggiungono una lunghezza massima di 17 metri e una larghezza massima di 4,30. Sono arrivati fino a noi la ruota di poppa, il paramezzale e i madieri. Del carico rinvenuto fanno parte anche un cesto di vimini e un tripode in bronzo. Siamo, dunque, in presenza di uno dei più emblematici ritrovamenti subacquei del patrimonio archeologico del Mediterraneo Antico che ci consente di conoscere non solo le caratteristiche dell'imbarcazione, ma la storia stessa della navigazione e le tecniche di costruzione navale impiegate dalle maestranze greche. All'ingresso della mostra, il grande cavallo di Troia che campeggia sul piazzale antistante i Musei, potente icona evocativa e simbolica delle vicende dell'eroe omerico. L'opera intende essere una riproposizione in chiave contemporanea del tema della rassegna e un riconoscimento "pop" del mito di Ulisse. Le opere presenti nella rassegna sono collegate al personaggio Ulisse, ma ancor di più, nell’analizzare il contesto storico, mitologico è facile dedurre che in fondo il discorso appartiene all’essere umano, parla della condizione umana, delle sue potenzialità, fragilità, comportamenti, punti di forza; caratteristiche evidenziate in Ulisse, immagine di eroe, di uomo con responsabilità politiche,pubbliche e sentimenti che testimoniano legami affettivi. La sua esperienza è la nostra nel bene e nel male,l’intelligenza, l’arguzia, la scaltrezza sono elementi che fanno emergere l’identità della condizione umana con pregi e difetti; capace di azioni nobili, eroiche e d’inganni, se necessario, per salvare la vita a sé e al prossimo. 
Benes Knupfer, Sirena

Cesare Viazzi, Le sirene

venerdì 31 gennaio 2020

'900 italiano, un secolo di arte in mnemosine

900 italiano, un secolo di arte
Padova, Museo Eremitani dal 1 febbraio al 10 maggio 2020

da sinistra: F. Villanti, A.  Colasio,  M.T. Benedetti

Il Museo Eremitani ospita dal 1° febbraio al 10 maggio 2020 la mostra '900 Italiano. Un secolo di arte, organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Padova in collaborazione con C.O.R, Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia. Nelle intenzioni delle curatrici, Maria Teresa Benedetti e Francesca Villanti, la rassegna padovana vuole raccontare "una storia" del Novecento italiano, una delle sue possibili letture, e lo fa in novanta opere. Il Novecento fluisce nei corsi e ricorsi artistici, nei repentini cambi di generazioni e mentalità pittoriche, scanditi dai rintocchi della Storia. La mostra riflette le contraddizioni, le discontinuità e le intersecazioni di correnti che hanno caratterizzato il XX secolo. Il '900 Italiano ricostruisce cronologicamente un secolo d'arte attraverso una selezione di capolavori. Un nucleo di opere di alto valore che, come sostiene la curatrice Benedetti, c’è un incipit intorno alle opere di Balla , Severini e Boccioni con un divisionismo schietto e a seguire il divulgatore Marinetti con gli anni subito dopo la prima guerra mondiale con il ritorno all’ordine proposto da Carrà e le successive tematiche, sempre secondo Benedetti, che palesano l’ironia, lo spirito sarcastico come si evince dall’opera i “Gladiatori” di De Chirico e “L’isola dei giocattoli” di Savinio. Non manca la Scuola romana con Maffai e Scipione, pregevole rapporto con la classicità.In mostra una singolare metafisica  di Casorati  fino a seguire la trasformazione dal realismo all’astrattismo di Capogrossi. Donghi, Pirandello, Guttuso riportano a quel realismo necessario per gli anni della trasformazione. Non mancano le esperienze spaziali nel taglio di Fontana e di Burri come sacerdote di povertà nel sacco saio. La mostra è una narrazione di un 900 inquieto e fecondo capace di rinnovare stimoli e interpretazioni fino alle sperimentazioni del gruppo N. In altre parole è una intersecazione, un interscambio di vedute che solo l’arte può esprimere. Il Novecento tra modernità ed eredità del passato: il Realismo magico di Giorgio Morandi e Carlo Carrà approda a un silenzio contemplativo sui segni nascosti dell'ordinario, insieme al nitore simbolico di Felice Casorati; il Primordialismo plastico assume la forma austera di un mito moderno che rievoca il Quattrocento italiano. In mostra non mancano il gruppo Forma e la Pop Art italiana, le sperimentazioni di azzeramento dell'Arte Concettuale e l'etica dell'Arte Povera, fino alla meritoria presenza delle provocazioni del padovano Gruppo Enne. Il gruppo Forma (Consagra, Dorazio, Sanfilippo,) si dichiara "marxista e formalista", rivendicando il valore dell'astrazione che il Partito Comunista condannava in quanto incapace di rappresentare le istanze popolari. Tra questi una voce fuori dal coro come quella di Isgrò che cancella parole. L'astrazione di Scialoja, apparentemente priva di forma, non abbandona però l'idea precisa e irrinunciabile della composizione. Schifano, Festa e Angeli sposano i contenuti della Pop art, ma non rinunciano alla pittura dimostrando così una vocazione tutta italiana. Boetti nell’allusione al ricamo orientale fa della biro ago e filo. La rassegna padovana, ancora una volta, è propositiva come lo fu in epoca recente per le proposte Ligabue e il cinema felliniano. ©Emanuela  Prudenziato
Umberto Boccioni, Ritratto di Augusta Popoff

Carlo Carrà, Cavallo e cavaliere

giovedì 30 gennaio 2020

La quercia di Dante dal 28 febbraio al 28 giugno 2020 in Mnemosine al Roncale di Rovigo


La quercia di Dante dal 28 febbraio al 28 giugno 2020 al Roncale di Rovigo
Dorè, Rauchenbergh e Brand : tre artisti per illustrare l’Inferno di Dante

e ciclo   di conferenze in occasione della mostra "la quercia di dante".
Il progetto “La quercia di Dante” vede un complesso  di iniziative collaterali al tema  atte a valorizzare e rafforzare l’aspetto culturale in una città come Rovigo coinvolgendo istituzioni locali,regionali e nazionali in occasione dei settecento anni dalla morte del sommo Poeta fiorentino. In particolare sono previste  le seguenti conferenze:
Prof. Leopoldo Benacchio "Dante guarda il cielo", giovedì 5 marzo, ore 17,30 Accademia dei Concordi. Leopoldo Benacchio è socio corrispondente dell'Accademia dei Concordi di Rovigo ed è stato professore ordinario presso l'Osservatorio Astronomico di Padova. Nella sua carriera si è dedicato alla divulgazione a tutti i livelli della scienza. Ha ricevuto numerosi premi nazionali ed internazionali; collabora con il quotidiano "II sole 24 ore" e altre riviste. La conferenza sarà incentrata sulla visione del cielo e dell'astronomia che si aveva ai tempi di Dante così come è descritta nella Divina Commedia.
Prof. Marco Santagata "La politica, l'esilio, e il 'poema sacro": come nasce un profeta", giovedì 13 marzo, ore 17,30, Palazzo Roncale Marco Santagata è uno scrittore (ha vinto numerosi premi), critico letterario e docente all'Università di Pisa, dove insegna letteratura italiana. E'uno dei massimi esperti di Dante e di Petrarca. Ha da poco pubblicato "Dante. Il romanzo della sua vita", Mondadori 2019 (una accurata biografia di Dante Alighieri).
Prof. Francesco Parisi "La fortuna di Dante nella grafica europea dal neoclassicismo agli albori del modernismo", giovedì 26 marzo, ore 17,30, Palazzo Roncale. Francesco Parisi, curatore di importanti mostre, è docente di tecniche incisorie all'Accademia di Belle Arti di Macerata. E' autore di saggi e articoli sulla storia della grafica italiana ed europea. E' anche riconosciuto come uno dei maggiori incisori italiani, ha realizzato mostre in Italia e all'estero con le sue xiligrafie.
Dott. Mauro Carrera "La Divina Commedia di Dorè. L'aldilà nell'immaginario collettivo moderno", giovedì 23 aprile, ore 17,30, Palazzo Roncale. Mauro Carrera è laureato in antropologia culturale ed estetica presso l'Università degli Studi di Perugia. Ha tenuto conferenze ed interventi presso le principali Università italiane, ha inoltre partecipato come critico e curatore a numerose mostre. E' un appassionato bibliofilo e collezionista. Sono di sua proprietà le 70 incisioni di Dorè che saranno esposte in mostra. Tra le sue pubblicazioni inerenti al tema della Divina Commedia ricordiamo la mostra "Divina Commedia. Le visioni di Dorè, Scaramuzza e Nattini" evento espositivo tenutosi alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma).
Prof. Massimo Cacciar! "Dante profeta", martedì 26 maggio ore 17,30, Palazzo Roncale Massimo Cacciari è filosofo, accademico, saggista e politico italiano. Ha ricevuto per la sua ricerca accademica 3 lauree honoris causa e numerosi riconoscimenti in Italia e all'estero.
La rassegna del Roncale, ad ingresso gratuito, scelta per incentivare l’affluenza delle scolaresche e non solo, e per promuovere il territorio, nello specifico Ariano Pol.,la località di San Basilio, sito sul quale troneggiava la famosa quercia. Da rilevare che la mostra “La quercia di Dante” riserva numerose iniziative, oltre al ciclo di conferenze sopra esposte, atte a valorizzare il territorio polesano.  E. Prudenziato